Nasty. Il bollettino tennistico alla vigilia di Wimbledon (domani iniziano le qualificazioni) parte anzitutto da Nasty, cioè Nastassja Burnett, la quale nonostante il nome e cognome parla un pronunciato e inconfondibile romanaccio. La bella, alta e tutto sommato simpatica giocatrice, appena ventenne, sta facendo piccoli passi avanti nella classifica WTA e ormai morde la coda alla Giorgi (vedremo domani se la scavalca), cioè si sta affermando come la migliore italiana dopo le sei di ‘prima fascia’. Dato che in Italia non si fanno salti tripli, questo incremento graduale non può fare che piacere. Nasty ha raggiunto ieri le semifinali di un 100000 dollari ITF, avendo battuto una dopo l’altra tre giocatrici meglio piazzate di lei, sia pure di poche posizioni. È cascata in semifinale con la navigata Dominguez Lino: le succede spesso di avere l’affanno alla fine di un torneo e di mancare la prova del nove. Ma diamole tempo. Ha, la nostra, un tennis rozzo e assai poco tornito, e spara tutti i colpi all’impazzata, o la va o la spacca, con il risultato che se è in giornata fa sfracelli, e se invece c’è di là una che risponde bene e la contiene, o lei è fallosa, perde. Io non mi stanco di parlare di Nasty perché al momento è l’unica giocatrice su cui puntare per il futuro: dietro non c’è ahimè nessuna altra segnalabile tra le nate dal 1992 al 1987, salvo forse, per la stessa regola di cui sopra, magari Gioia Barbieri (se fa un saltino di qualità). Davanti, fra le più giovani di Nasty, vedo sinceramente un baratro fino al 1996 e 1997 inclusi. Moratelli? Le Sussarello? Chi altra? La stagione grossa e probante del giovanile si è infatti ormai conclusa, e mentre al maschile qualcosa di buono si è visto con Quinzi, Perinti, Licciardi, e soprattutto con il fresco vincitore dell’Avvenire Baldi (ma anche con delusioni: Napolitano), nel femminile si è raccolto ben poco. Nostalgia: la Martina Trevisan, oggi perduta per il tennis, tre anni fa cedeva a Parigi junior di misura alla McHale, che ora è quasi in odore di top 20. Lei sì che era una promessa… Beh, io ho visto integralmente un paio di tornei giovanili dal vivo questa primavera, e non è che le nostre sedicenni giochino male, solo che l’annata 1997 è fantastica in tutta Europa, soprattutto quella dell’est. Noi non abbiamo nate nel 95 che in proiezione possano farsi largo, e cinque, o più, discrete 1996, ma non campionesse… Delle 97 ho visto Torelli, Turati e Pieri, le ultime due ingiudicabili per un ancora scarso sviluppo del fisico. Credo che si debba varcare… il fine secolo per trovare dei talenti (o delle… talenti), e si sa che qualcuna nata nel 2000 o anche dopo sta facendo molto bene. Ma è troppo, troppo presto per dire.
Ciqui. In teoria la Errani, che rientra sull’erba in Olanda, ha un gioco adatto all’erba, sia perché bassa, scattante, mobile, sia perché, anche ottima doppista, gioca bene al volo, o meglio di molte altre. Ma il paradosso attuale è che sull’erba non vincono più gli erbivori serve and volley, se ve ne sono ancora, ma i terraioli adattati (da Borg in avanti). Solo Nadal è un po’ meno sicuro di vincere a mani basse su questa superficie; eppure avrebbe il mancino, gli slice adatti e il servizio a uscire; ma a rete non ci va. Per cui il rendimento di Errani è un mistero, e potrebbe anche non trovarsi bene. Come rilevavo nel penultimo commento, bisogna vedere se in questa settimana di stop ha capito che è davvero una top 10 e che può giocarsela con tutte: se ha cambiato quindi il cosiddetto atteggiamento in campo, e ha fatto uno scatto di personalità tennistica. Io ci credo.
Roby. Viceversa Roby Vinci si è espressa già l’anno scorso al suo meglio sull’erba olandese, ed è arrivata abbastanza lontano a Wimbledon. Lei sì che possiede le armi: un back affilatissimo e basso che sull’erba fa danni, e soprattutto giochi deliziosi di tocco anziché di potenza. Sennonché quest’anno l’abbiamo vista tutti in ribasso, terra o erba, e a Birmingham ha perso da una inferiore. Mi auguro davvero che possa portare le racchette da un bravo arrotino e che la lama esca così tagliente da… radere tutto il pelo delle palline. Per me Vinci ha scoperto troppo tardi di essere una giocatrice da erba; non so se siete d’accordo, ma è la più grande giocatrice italiana di volo di sempre insieme alla Golarsa. Per il resto la Schiavone è in caduta ormai libera, salvo qualche scatto di orgoglio. Peccato.