Home TennisATP & WTA Scivolate sull’erba

Scivolate sull’erba

by Franco Marucci

Le scivolate è qui un sostantivo e un aggettivo: hanno fatto delle scivolate le nostre tenniste sull’erba, ma non piacevoli come quelle dei giocatori di calcio dopo un gol; e sono dunque scivolate sull’erba, cioè hanno perso. L’erba ce la dovremo sorbire, senza scivolarvi, per altre tre settimane, e dopo non se ne parlerà più per un altro anno. Ma dico per dire, e una cosa ovviamente provocatoria: nessuno si può dire autentico appassionato di tennis se non ha visto dal vivo almeno una volta Wimbledon.  E’ un evento unico che gli inglesi sanno valorizzare tenendo duro su alcuni aspetti tradizionali e facendo minime concessioni al tempo che passa.  In passato certi nostri giocatori e anche altri snobbavano questo torneo e l’erba: oggi è un sogno per tutti vincerlo, ed è imperativo parteciparvi.

Venendo alle scivolate, l’erba va pettinata per il verso giusto, ovvero bisogna esservi un po’ predisposti e arrivarvi sopra preparati. Parlo qui di tre casi, Nasty, Flavia, Chiqui.  Nasty ha perso ieri alle qualificazioni di Wimbledon un match quasi vinto; aveva davanti una spagnola circa 200WTA, del 1990, e perdere ci stava. Avere perso 7/5 al terzo recuperando a 5 pari da 5/2 contro, e lottando alla morte gli ultimi due games, ulteriormente depone a favore, o anche un po’ a sfavore (sull’aìre doveva chiudere). Ma mi ripeto: sabato Nasty era a Marsiglia, e ha avuto al massimo uno o due giorni per tastare la nuova superficie ed allenarsi. Non so quanto conoscesse l’erba per avervi giocato in precedenza. Ci ha provato, ed esce a testa alta.

Diverso il discorso per la Pennetta, che in Olanda ha beccato una stesa dalla piccola Radwanska. Così abituata com’è all’erba, dova ha giocato tante volte in passato, non mi so spiegare il risultato; tra l’altro lei sull’erba ha fatto bene e l’anno scorso ha perso di un niente a Wimbledon dalla Bartoli, un’altra terraiola che si adatta bene all’erba.

Chiqui, infine: deve rendersi conto ora che è sotto l’occhio dei riflettori e che non le si perdonerà neanche una mossa sbagliata e si diventerà tutti esigentissimi con lei. Ha fatto splash inopinato al primo impatto sull’erba. Incautamente credevo che potesse vincerlo, questo torneo. Poi rifletto: da n. 10 non aveva nessuna necessità di buttarsi subito nel fuoco; poteva allenarsi bene, assuefarsi gradualmente e giocare solo e subito Wimbledon, ben rodata.  Non essendo dell’entourage non so cosa ha fatto dopo Parigi, e se e dove e come si è allenata. Ribadisco che l’erba è diventata più simile alla terra ultimamente; ma evidentemente il suo caso dimostra l’intatta necesità di prendere confidenza con la superficie, e per farlo ci vuole un po’ di tempo.

Vi potrebbe interessare anche

Leave a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.