Cari miei, qui c’è poco da scherzare: l’altro ieri dicevo che al maschile era una mezza débâcle, e oggi è diventata intera, e nessuno dei nostri è superstite. Fognini, l’ultimo (come ci eravamo gloriati di avere sette giocatori in tabellone!), è stato sconfitto da un Federer implacabile (d’accordo), ma è stato preso a pallate, ha subito un vero e proprio tiro al bersaglio e una sconfitta umiliante, raccattando sei giochi su diciotto, pochi quindici o a volte nessuno in risposta, e mai e poi mai risultando capace di fare partita. E dimostrando così che un top venti non diventerà mai, né lo batterà, let alone un top 10.
Io mi ci arrabbio. Ho seguito Fognini sin da quando aveva diciott’anni e viaggiava per il mondo in cerca di punti facendo i tornei ITF, e l’ho aspettato a livelli alti, sempre fiducioso. Recentemente però avevo perso la fiducia, e l’avevo lasciato perdere. Poi avendo visto che ha fatto partita con Roddick giorni fa, e soprattutto battuto Llodra, che sull’erba è giocatore di valore, mi sono detto: ma vuoi vedere che è migliorato, e che magari ti fa un partitone con Federer, che so, sfiora anche il risultato.
In fondo Fognini ha un sacco di mezzi: non è altissimo, ma è forte di fisico come un ariete, e con i due fondamentali da fondo spara forte e potente. Oggi in qualche scambio si è visto che regge un palleggio esasperato anche di una decina di colpi tirati a tutto braccio; a volte lo ha anche vinto, lo scambio, ma nove su dieci ha diminuito fatalmente a un certo punto la potenza e la lunghezza ed è stato trafitto o ha perso campo. E il colpo più deficitario è stato il servizio: qui sull’erba e con Federer se non metti una ottima percentuale di prime sei fregato.
Comunque a Fognini difetta l’atteggiamento: gli mancano la combattività, la tenacia, forse anche il cuore. Il coltello fra i denti, si diceva. Avete notato come cammina tra un punto e l’altro? Svagato, a passi lenti e flemmatici, come se stesse guardando le vetrine di una rue elegante di Montecarlo, non già fosse sul campo a lottare. Non pretendo il giocatore frenetico, epilettico e tutto tic come Agassi, ma così apatico non si può essere. Con le piante dei piedi lievemente divaricate, il petto all’infuori, e lo sguardo altero, insomma il cipiglio, mi ricordava certe immagini del nostro…dittatore, quello il cui cognome finisce per –ini, come Fognini.
Gli avrei voluto dare un bel litro di caffè di quello forte prima di entrare in campo: sembrava come addormentato quando Federer serviva.