Credo si possa essere unanimi che la prima mezzora della Pironkova ieri sera contro la Sharapova è stato un piccolo tennis da antologia o un tennis da piccola antologia. Masha sul 5/2 contro sembrava incredula, basita, disperata e anche rabbiosa, e non sapeva più cosa inventarsi, e se ha vinto il set e se oggi vincerà la partita, lo deve all’improvviso braccino venuto alla bulgara in quel game in cui ha avuto due setpoints che forse, dico forse, avrebbero cambiato l’incontro. Ma è verità arcinota che occasioni mancate come queste scombussolano il gioco di un tennista, e mentre tutto prima andava bene da quel momento in avanti tutto gira male, e l’avversario che è sotto inizia, rinfrancato, un’inesorabile rimonta, e un set quasi vinto diventa presto un set perso.
Dico un tennis da antologia per molteplici motivi. Io anzitutto conoscevo poco dal vivo la Pironkova, e sapevo che a Wimbledon è da qualche anno micidiale e che però combina poco e pochissimo altrove. Ho visto una giocatrice molto esile e che da fuori non sembra avere il fisico del ruolo, quando tutte hanno cosce prosciuttose, sono altissime, hanno spalle larghe e quadre, e tirano bordate da tutte le parti. Mi ha colpito anche una giocatrice che si è presentata in campo senza un filo di trucco addosso e nature, e con un abitino da gioco forse tra quelli smessi qualche anno fa e ripescato in un baule. Ma insomma che ha fatto la Pironkova per arrivare a 5/2 e due setpoints? Direi che ha dimostrato che si può andare avanti ancora, sull’erba, e molto, con un gioco intelligente, semplice, elementare, anche non particolarmente potente; gioco di tocco, di rimessa e di contenimento. A cominciare dal servizio, che è piazzato, a volte rischioso perché cerca la riga sulla seconda, ma non potente, e anche non bellino a vedersi (l’eleganza del colpo non è il forte della Pironkova). Questo servizio è tra l’altro leggermente volleizzato. Il fulcro del gioco della Pironkova è il movimento delle gambe e la capacità, la facilità dello spostamento. È una specie di libellula in campo: difficile metterla alle corde se non con una serie di vincenti micidiali; soprattutto esegue benissimo lo schema obbligatorio dell’erba, cioè che quando sei in difficoltà e lievemente fuori campo devi rispondere il più lungo possibile, altrimenti sei fritto. Credo che la Pironkova abbia la più alta velocità di rientro al centro, vista qui, dopo avere effettuato il colpo laterale e avere rimesso in condizioni di difficoltà. Senza curarmi del colpo ho guardato soprattutto spesso a come sgambetta e molleggia sulle punte dei piedi senza mai fermarsi, come una specie di motorino. Ma non può essere una giocatrice di rimessa, perché quando possibile entra e chiude. E un po’ di fantasia ce l’ha, e le si son viste fare deliziose smorzate sebbene non tutte sono andate a segno.
Masha tirava forte e angolato e giocava di pressione, ma veniva pizzicata spesso in quella mezzora dai contrattacchi della Pironkova. Che ha dimostrato che non si vince con la Sharapova necessariamente giocando più forte di lei e ingaggiando un duello di potenza, ma si può imbrigliarla, a patto che si abbia questa capacità di movimento. La Pironkova, ovvero la leggerezza dell’essere.