Se Dio vuole Wimbledon è finito e se ne riparlerà l’anno prossimo (salvo la parentesi olimpica). Questa boutade paradossale, sonoramente blasfema, si riferisce naturalmente ai colori azzurri, perché i nostri attuali rappresentanti ambosessi hanno dimostrato di avere sull’erba un calo di competitività del 20% circa rispetto ad altre superfici, per alcuni del 30 o anche del 40. Ma vediamo di fare un bilancio esteso e in dettaglio, anche nel giovanile.
I nostri giocatori in tabellone hanno tutti fatto naufragio o perso magari anche di misura, ma perso, alcuni da giocatori sulla carta inferiori. Volandri è notoriamente negato sull’erba, Fognini ha raccolto con Federer un numero di games incalcolabilmente inferiore rispetto ad altri avversari, alcuni dei quali hanno dato un po’ di filo da torcere allo svizzero. Cipolla è stato sconfitto da un Carneade, Starace aveva un malanno. Ha lottato Lorenzi, è vero. L’unico a perdere onorevolmente è stato Seppi, quello che gioca meglio sull’erba e infatti vi ha anche vinto un torneo. Ma da Istomin sulla terra non avrebbe mai perso. E Bolelli pure lui ha perso da uno sconosciuto. Confermando quanto dicevo due settimane fa, qui fanno bene giocatori semi-ignoti che scompaiono di circolazione per gli altri 11 mesi. La tipologia del giocatore da Wimbledon oggi è molto facile da tratteggiare, sulla base dell’empiria: è il bombardiere che mette un paio di aces fissi per gioco, una trentina per match, e che è pertanto di fisico altissimo, circa due metri. Se poi riesce a limitare i danni nella risposta e ad abbreviare lo scambio, e ha anche un po’ di fortuna, può anche andare avanti; ma fallisce in ogni caso la prova del nove. Quando insomma sentiremo riparlare, se non tra un anno esatto, di un Karlovic, di uno Janowicz, di un Gulbis, soprattutto di un Rosol? Questo discorso non vale naturalmente per i campionissimi. Federer gioca anche meglio sull’erba, Djokovic perde un 10%, solo Nadal, che forse non stava bene, il 20%.
Circa il femminile mi limito a tre nostre giocatrici. Non ho visto dal vivo alcun incontro di Roberta Vinci e non posso pronunciarmi, ma è sintomatico che abbia perso di brutto da una giocatrice che basa la sua classifica e la sua annata tennistica su Wimbledon. Sarebbe una giocatrice da erba la Vinci, che anche lei ha fatto bene in passato anche se non qui, ma per una adattabilità di tipo diverso. E’ la stessa ragione per cui ha destato grande impressione la Pironkova: gioco di tocco, intelligenza tattica, eccelsa mobilità, ottima difesa, e contrattacco quando se ne presenta la possibilità. Vale insomma lo stesso discorso, e cioè vincono e fanno strada a Wimbledon giocatrici aggressive, di potenza, dal servizio maschile, e dalla capacità di risolvere il punto con l’uno-due. Dove e quando potranno rifare così bene una Paszek, una Shvedova, o quella cinese che ha portato Serena al terzo? Questo calo vale anche per le primissime: anche Sharapova e Stosur hanno deluso. La Schiavone è stata applaudita ma ha perso da una Kvitova che è poi stata ridimensionata. La Errani è quella che più ci rimette sull’erba, sia perché è vulnerabile in risposta sia perché, guarda guarda, ha uno dei servizi più deboli e insicuri del circuito, cose che vengono mascherate sulla terra. I doppi hanno messo in risalto impietosamente questi dati. Schiavone è stata disastrosa in risposta di rovescio sulla Hradecka, che ha appunto un servizione. Non ne metteva in campo una. Dalle due cèche anche Errani-Vinci sulla terra non avrebbero perso.
Il giovanile. Fra i maschi Quinzi ha giocato un ottimo torneo, e complimenti. Gli altri meno bene a cominciare da Napolitano, che non riesce a sfondare e balbetta ormai da un po’ troppo tempo. Onori comunque a Donati e Licciardi. Mi sento tifoso di Licciardi e non da ora: ha dei colpi splendidi a vedersi anche se non fanno malissimo, e un sontuoso rovescio mancino a una mano. Deve però mettere più grinta nel suo gioco, e gestire meglio le fasi iniziali dell’incontro e quelle finali, soprattutto quando è sopra; e deve anche frenare gli accessi di rabbia e stare lì con la testa: mi accorgo di aver detto insomma che deve ripartire da zero!
Nel femminile le note più dolenti: abbiamo una sola giocatrice diciassettenne minimamente competitiva, Rosatello, che peraltro scompare sistematicamente al primo o al secondo turno, ciò per la verità su qualsiasi superficie.