Home TennisATP & WTA Echi da Palermo

Echi da Palermo

by Franco Marucci

Errani si conferma con i brividi.  Debbo anzitutto complimentarmi con l’ottimo e competente commento fatto ieri e oggi su Supertennis, perché a volte si sentono dire stupidaggini assolute, gossips di cui non ce ne può fregare di meno, e insipienze tennistiche vere e proprie (soprattutto su Sky e Eurosport). Magari Meneschincheri, recidivo, ha dato varie volte di “cecoslovacca” alla Strykova, la quale, essendo a quanto pare un tipetto nervoso se non nevrotico, se lo sa non la prenderebbe bene a sentirsi dare per metà di slovacca. Ovviamente la Cecoslovacchia non esiste più. A questo proposito la Errani la si cita sempre come “la romagnola”, e forse a lei va bene così. Massa Lombarda è indubbiamente Romagna, ma la Errani è nata ed è data come residente a Bologna, che Romagna non è.  Approffitto per dire che a me piaceva di più con il completino fucsia di Parigi… Ma veniamo al dunque. Essendo una specialista della terra rossa è giusto che Errani non abbia fatto dopo Wimbledon alcuna pausa, e programmi anche il prossimo torneo sulla terra che inizia domani. Qui sulla terra deve capitalizzare; sul cemento è ugualmente competitiva ma leggermente di meno. I due telecronisti di Supertennis hanno detto bene, anche se era ovvio, che Errani ora deve per forza di cose giocare in modo diverso: prima giocava e vinceva  da contrattaccante, contro avversarie di classifica superiore; da dopo Parigi deve affrontare soprattutto giocatrici di classifica inferiore, coalizzate contro di lei con il coltello fra i denti, e disposte a vendere ben cara la pelle. Gioca da favorita ed è lei che deve fare la partita. Errani si è assuefatta bene a questo nuovo ruolo molto delicato, in cui hanno fallito in passato molte meteore giunte alle top 10. Come si sa un conto è arrivare alle top 10, un altro è restarci. Per paradosso questo torneo di Palermo era debole dopo il forfait della Radwanska e quindi molto pericoloso. Magari poco fa non ha giocato al meglio delle sue possibilità e chissà perché dal 2 a 0 a favore nel secondo il braccio le ha un po’ tremato. E dire che l’avversaria sembrava  già dai primi scambi sul punto del ritiro, con quella gamba destra fasciata…   

   Attaccare e rinforzare la seconda.  Da Wimbledon in avanti si sono chiarite alcune cose inerenti al femminile. Da un lato le superfici tendono sempre più ad assomigliarsi: l’erba è più vicina alla terra e la terra all’erba, e il cemento è sempre stato intermedio tra l’una e l’altra.  Questo semplice fatto causa  lo scadimento di importanza, e la minore rendita ai fini del risultato, del gioco a rete e di volo. La voleé sta per uscire dal repertorio tennistico almeno femminile!  A Palermo i campi mi sono sembrati eccezionalmente veloci (lo erano molto meno a Roma, ma era due mesi fa e pioveva più spesso), e le palle erano o sembravano pressurizzate. Inutile rallentare, puntare sul back di rovescio, alzare, attendere, vero Roberta Vinci? Tutto questo è in funzione di una piccola svolta tecnica. Le giocatrici sono sempre più muscolari, vince chi sfonda, e chi dunque dispone di un servizio preciso e potente e automaticamente di una risposta anticipata e analogamente potente. L’attacco sulla seconda debole, con i due passettini dentro il campo per impattare subito quasi di controbalzo,  è ormai una sine qua non. Chi ha la prima e soprattutto la seconda debole corra ai ripari.     

   La Robson futura top 10?  Sulla Robson circola ormai anche parte degli addetti  il quesito: sarà una top 10 in futuro? Anzitutto c’è da domandarsi come mai questa diciottenne, che è di due anni in anticipo come precocità sulle coetanee avendo vinto facile Wimbledon junior a 14 anni, ci ha messo poi tanto ad arrivare nelle prime 100. Mi pareva avesse poca voglia di viaggiare e di giocare. Due anni fa faceva partita tirata a Wimbledon con la Hantuchova, un anno fa ha dato del filo da torcere alla Sharapova. Sul quesito di dove possa arrivare rimango perplesso. Si tratta anzitutto di una giocatrice, per paradosso, più da terra che da erba, pur essendo nata e forse cresciuta in Australia. L’unico colpo da erba che ha è il servizio, il migliore del suo repertorio, un servizio di un tipo che si definiva, un tempo, slice-piatto. Robson non conosce il kick perché non le serve: gioca quel tipo di servizio che può essere uguale tra la prima e la seconda, e però se non è ben controllato può commettere molti doppi falli. Ma come tutti i mancini lo tira bene soprattutto ‘nel dispari’, cioè a uscire. Altro punto di forza è il vincente di diritto e di rovescio, soprattutto perché giocato accentuatamente di controbalzo. La si è definita non a torto somigliante alla Kvitova. Le mie perplessità nascono dal fatto che questa giocatrice ha per ora scarsissima personalità,  non ha un buon governo mentale della partita ed è sprecona, e ha doti fisiche piuttosto carenti: sembra anzi un tronco d’albero… Si sposta cioè male, soprattutto in avanti, e quando comincia ad essere stanca non fa più ricerca della palla. Il problema è cominciare a farla muovere, e portare avanti il palleggio sino a farla sbagliare, perché a volte è lei a chiudere prima con un vincente. Alla Strykova ha regalato una partita già ampiamente vinta, anche però perché la Strykova ha capito che doveva chiamarla a rete, dove la nostra è un vero disastro. Lei che è mezza australiana non sa eseguire la volée! La si è vista più volte venire a rete, rimettere la smorzata e ritornare a fondo atterrita di giocare al volo. Per tutto questo si è capito come mai sia venuta a Palermo a cercare gloria, e come, potenzialmente, potrà fare più risultati sulla terra che sull’erba e sul veloce.

Vi potrebbe interessare anche

Leave a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.